Il GR-221 attraversa l’intera Serra de Tramuntana sulle vecchie mulattiere tracciate nella roccia. La tappa che parte dal rifugio di Tossals Verds per arrivare al monastero di Lluc richiede gambe buone. E molta acqua. Nel mezzo ci sono quasi nove chilometri di salite costanti sotto il sole delle Baleari e un dislivello che si fa sentire parecchio sui polpacci.
I pozzi della neve
I muratori maiorchini hanno impiegato anni per rimettere in sesto il Camí dels Neveros. Secoli fa la gente del posto saliva fin quassù in pieno inverno per compattare la neve dentro fosse circolari profonde diversi metri. La tenevano al freddo per poi venderla a valle durante i mesi estivi. Oggi cammini esattamente su quelle stesse pietre sistemate a secco senza uso di malta. La pendenza a volte ti costringe a guardare solo la punta dei tuoi scarponi per lunghi tratti consecutivi mentre cerchi l’appoggio giusto.
Verso il Coll des Prat
Lasciato il rifugio si piega a destra ignorando le indicazioni per il bacino idrico di Cúber. Si entra in una lecceta che regala l’unica vera ombra della giornata. Il sentiero sale dritto verso i 1.205 metri del Coll des Prat. Da lassù vedi le valli interne dell’isola in modo chiarissimo. C’è un punto preciso dove il tracciato supera una spaccatura nella parete di roccia appoggiandosi a un muro di contenimento costruito letteralmente sul vuoto. Fa un certo effetto passarci sopra.
Le curve del Galileu
Poco dopo il Coll des Telègraf incontri i resti di una neviera enorme. Ma il pezzo forte arriva quando la montagna decide di scendere in picchiata. Si chiama Ses Voltes des Galileu. È una sequenza infinita di tornanti strettissimi scavati direttamente sul fianco nudo della cima. Scendere da qui ti fa capire quanto lavoro fisico ci sia dietro la costruzione di questa rete di sentieri. Le ginocchia ne risentono abbastanza in questo punto specifico. La pietra calcarea chiara riflette la luce del pomeriggio e scalda l’aria in modo impressionante anche in primavera. Finito il lastricato si tocca una sterrata forestale che immette sul Camí de sa Font Cuberta, da dove manca pochissimo al traguardo.
Acqua e fatica
Preparare questa tappa richiede un minimo di logistica prima di partire. Metti in conto quattro o cinque ore di cammino effettivo per superare i 600 metri di dislivello positivo. Le fonti scarseggiano. Anzi, sono praticamente assenti per buona parte della salita. Riempi le borracce al rifugio con almeno tre litri a testa. Serve una calzatura da montagna vera con una suola rigida, perché i sassi appuntiti del lastricato si fanno sentire sotto la pianta dei piedi dopo le prime due ore. Il rifugio iniziale e il santuario finale offrono entrambi un letto per dormire. I posti però spariscono dai sistemi di prenotazione con molti mesi di anticipo.
Il cortile di Lluc
Il monastero compare alla fine di un sentiero alberato. Trovi subito un grande piazzale rettangolare circondato dai portici. Spesso c’è gente che beve un caffè freddo ai tavolini del bar esterno. Puoi entrare nella basilica a dare un’occhiata o ascoltare le prove del coro dei ragazzi se capiti nel tardo pomeriggio. C’è una fontana grande nel cortile principale dove tutti si fermano a sciacquarsi le braccia prima di cercare la stanza o rimettersi lo zaino in spalla per scendere a valle verso la fermata dell’autobus.
Fotografia: mallorca-camins.info (archive)
